Cancro: una malattia tabù

Oggi  prima di incominciare questo delicatissimo post, vorrei iniziare con una premessa. Voglio chiedere scusa a una giornalista per quello che le ho fatto. Chiedo pubblicamente scusa alla giornalista Gabriella Simoni, per averla ferita, perché le avevo fatto una domanda troppo scottante. Le ho chiesto in chat su fb: “tu hai paura del cancro?”. Ci tengo a precisare, che la signora Simoni, è una bravissima giornalista e che in quasi vent’anni di permanenza a mediaset, non ha mai fatto servizi faziosi o melensi, sebbene sia stata un’inviata dal fronte (tra le sue corrispondenze più note, si ricordano, la Somalia, l’Iraq, l’Algeria,e più recentemente la Libia) non pensavo che una reporter  con un’onorata carriera alle spalle, potesse cedere psicologicamente su questo punto.  Spero che leggendo questo post, mi perdoni. Fatta questa dolorosa premessa, non posso evitare un tema così scottante come il cancro. Una malattia vigliacca, che si insinua nei corpi delle persone per un niente, non serve fumare per avere il cancro. Anche mangiare un panino, farsi un piercing, o stare a contatto con polveri sottili, può provocare il cancro. Si dice spesso: “aiutiamo la ricerca sul cancro” oppure: “doniamo un contributo alla ricerca sul cancro”, pensando che basti questa falsa solidarietà per aiutare chi s’è beccato un tumore. è giusto elargire fondi per la ricerca, bisogna farlo, specie se si tratta di trovare soluzioni per sconfiggere la malattia. Ma sarebbe altrettanto giusto, quando si parla di tumori Chiamare le cose con il loro nome e provare a dire a chi non ha il cancro, che pur essendo una malattia mortale e devastante, bisogna combatterla, bisogna saperla dominare psicologicamente, spiegando a chi non  ce l’hà, che non è contagiosa, non si trasmette per via respiratoria, non è palpabile, non si trasmette se si sta vicino al malato, e che bisognerebbe essere forti e solidali con chi ha il cancro. Purtroppo generazioni e genarzioni di persone, hanno costruito un circolo omertoso sul cancro. Una mafia anzi una ,ndrangheta, (la parola ,ndrangheta, viene dal greco ,ndranghos e significa coraggioso. In quseta accezzione però, si usa per descrivere un crimine o un criminale o un’atto criminale) della salute. E non basteranno le campagne di informazione su come prevenire il cancro, se non si riesce a spezzare questo circolo omertoso. Se non si prova ad affrontare a testa alta i tumori. Se non si cerca di fare campagne di informazione contro questa malattia e ci si limita al falso pietismo che fa del malato di cancro, un orfano di guerra, e della malata di cancro, una sgualdrina da tenere alla larga. Il cancro insomma, diventa per chi ce l’hà , un segreto inconfessabile, un peso morale, un aborto spontaneo, un cappio al collo simile al cordone ombellicale, col quale però rischi di strozzarti. E finché nessuno muoverà un dito per affronatre la questione su questo profilo, allora tanto vale tornare al medioevo e lascaire che chi ha problemi di questo genere, muoia dimenticato dalla società. Sebbene il malato di cancro soffra in maniera indicibile, sebbene si sottoponga a continue chemioterapie per tentare di bloccare questo elemento estraneo, sebbene i medici tentino di sopprimere i sentimenti negativi nei confronti di questa malattia, ad oggi non esiste un programma adeguato che aiuti a frenare psicologicamente la paura del cancro. E per tutto questo, dobbiamo ringraziare generazioni e generazioni di uomini e donne, che ai loro figli hanno trasmesso la psixosi del tabù sul cancro. Dobbiamo inchinarci e essere costretti a strisciare davanti a loro, per non offenderli (tanto non sono costoro che fanno il sacrificio di andare tutti i mesi dal medico) e dirgli: “mio padre ha una malttia inguaribile” oppure “mia madre ha un tumore” e con questo perbenismo, fanno il lavaggio del cervello e costringono i giovani ad affrontare la malattia a testa bassa. Il risultato è scontato: Paura, smarrimento, sopraffazione. Ma soprattutto: Rassegnazione. Paura di non farcela. Anche se sì, come argomento è piuttosto pesante, non bisogna però esasperare questa malattia come se si stesse parlando dell’AIDS, o del colera. Ma bensì come  una cosa assolutamente normale, e bisogna mettere in testa a chi  non ha dimestichezza co tutto ciò, che se si vuole sconfiggere la malattia, bisogna avere il coraggio di parlarne. E per farlo bisogna capire di cosa si tratta.  Ecco come L’AIRC, l’associazione Italiana delle ricerca sul cancro, descrive la malattia:

Tratto dal sito: http://www.airc.it:

Che cos’è il cancro? A una domanda del genere gli studiosi fanno fatica a dare una risposta precisa e convincente.
E replicano che la domanda è mal posta.
Che non bisogna parlare di cancro, ma di cancri.

Quindi come vedete, inizia piuttosto male. Ma continuiamo  a vedere come funziona la cosa:

In effetti non si può parlare di un’unica malattia chiamata cancro, ma di diversi tipi di malattie, che hanno cause diverse e distinte, che colpiscono organi e tessuti differenti, che richiedono quindi esami diagnostici e soluzioni terapeutiche particolari. Esistono però alcune proprietà che accomunano tutti i tumori, e che consentono di tentare una risposta valida un pò per tutte le forme della malattia. Per usare una metafora, si può dire che ad un certo punto, una cellula dell’organismo “impazzisce” – perde alcune sue proprietà, ne acquisisce altre – e comincia a moltiplicarsi al di fuori di ogni regola.

Quindi il cancro, non è una malattia a sé stante, ma né esistono vari tipi. Ma la parte peggiore del cancro, è quella che non ci si aspetta. Quella che è più crudele e che rappresenta la punta dell’iceberg della malattia: la METASTASI. La metastasi, è la parte peggiore della malattia tumorale, e si forma quando delle cellule controllori, diverse tra loro, perdono l’orientamento e si moltiplicano in maniera irrefrenabile. Le cellule sane per cui, vengono sostituite da quelle neoplastiche. Sia le cellule del tumore maligno, sia quelle del tumore benigno tendono a proliferare in maniera pazzesca. La differenza tra un Tumore maligno e uno benigno, è che il primo tende ad estendersi in una determinata parte del corpo, e ci mette molto tempo a distruggere la vittima. Il secondo invece, si forma quando le cellule si staccano e vanno ad invadere i tessuti vicini. Alla fine, se si è sfortunati, si muore prima. O si tira a campare a forza di chemio e altre terapie, che ritardano l’invasione del tumore. Proprio per questo comportamento anomalo, bisognerebbe provare a cambiare atteggiamento nei confronti della malattia, provare a parlarne e dire che non è impossibile  non provare a vivere una vita normale con il cancro.  Che se si cede alla paura, vivere non serve a niente. Che se non  si prova a rompere il tabù del cancro, mettendo in testa a tutti sin dall’asilo, che bisogna provare ad alzare la testa contro questa malattia, la ricerca scientifica possiamo anche mandarla a quel paese. E questo è un discorso che faccio soprattutto ai medici, a coloro che dopo aver studiato anni e anni e aver fatto il giuramento di Ippocrate. Signori medici, abbiate la compiacenza di dire la verità, abbiate il coraggio di affrontare il cancro, anche psicologicamente. Non cercate di essere doppiogiochisti, dicendo prima :”lei ha una malattia inguaribile” eppoi, cercate di nascondere la sua esistenza ai più. Il cancro, non è una malattia contagiosa, non si attacca con un raffreddore, non si attacca con un tocco di mano o con uno starnuto. è un tumore che distrugge solo chi né è colpito. E proprio con chi è colpito, bisognerebbe essere più solidali. Bisognerebbe accettare l’esistenza di questa malattia e trattarla allo stesso modo di un ictus, o di un infarto, provare  a dare a chi ha un cancro, la nostra solidarietà, il nostro appoggio e tutto il conforto di cui avrebbe bisogno. Bisogna smetterla di tapparsi le orecchie e gli occhi, davanti al cancro. Bisogna reagire. Adesso immagino i vostri commenti: “non sai di che stai parlando” oppure: ”  ce l’hai mai avuto il cancro tu? Sai cosa significa?”.  Io, non so cosa significa avere un cancro, ma non voglio scavarmi la fossa da solo, per far piacere a qualcuno. Per questo, ho deciso di parlarne. Per dare voce o provare a dar voce, a quelle persone che a volte non riescono a sentirsi tali, perché non possono ammettere di avere una malattia così terribile. P’er non abbassare la testa davanti a un tabù tanto stupido, che fa della parola “cancro” una bestemmia universale, priva di credo o dottrina. O che ha solo una dottrina, che è quella dell’omertà. E che nella sua escatologia, insegna a chi viene indottrinato, ad essere un mafioso, anzi un vigliacco, un pavido, un robot al servizio di tutta quella marmaglia che satura di questo silenzio su una malattia tanto devastante chiamata cancro, recluta più adepti della chiesa cattolica e dell’islam messi assieme, e gli impone il bavaglio. Se parlo di tutto ciò è anche per provare a scuotere le coscienze. Per dire a quelle persone in buona fede, che comettendo questa leggerezza, non risolveranno niente. Signori, dico  a voi: smettetela. Basta nascondersi dietro a un dito. Basta essere egoisti, basta fare finta che il cancro non esista. Siate forti, provate a sovrastare psicologicamente questa malattia, smettetela di appiccicarle addosso nomignoli assurdi. La malattia va presa com’è, bisogna imparare ad accettarla ed imporsi su di lei. Se facessimo tutto questo, se provassimo a fare un piccolo sforzo in questo senso, allora forse daremmo veramente una mano alla ricerca. Il cancro (solo moralmente per ora) si può vincere. Ricordiamocelo ogni tanto. Lo dico soprattutto a te Gabriella, che sei una brava giornalista: alza la testa davanti a tutto questo.

 

2 risposte a “Cancro: una malattia tabù

  1. Articolo assolutamente inutile dall’ inizio alla fine. Serve solo a d evidenziare l’ignoranza dell’autore sul tema trattato e ad alimentare un fantomatico tabu’ sul cancro che almeno nelle proporzioni succitate non esiste. Non mi dilungo in inutili polemiche poiche’ di inutile abbiamo gia’ l’articoletto di questo signore, il quale, allorche’ si ammalera’ di cancro, capira’ tante cose. A presto.

    • Gentile suzopel…

      Neanche io mi dilungherò tanto, ma le faccio comunque una sola domanda: non trova che prima di combattere i tumori con la medicina, sia giusto combattere anche l’ignoranza sul modo di sentire le cose? Io non ho mai avuto un tumore, ma le mie cellule cerebrali sono morte e anche io ho rischiato la morte, e all’inizio ho dovuto fare anche riabilitazione. Quindi si figuri se mi faccio dare lezioni da lei. Dice che il tabù non esiste? Allora perché spesso anziché chiamarlo cancro, i giornali lo chiamano: “malattia incurabile” e non con il suo vero nome, “cancro”? La mia scrittrice preferita è Oriana Fallaci, e pure lei negli ultimi anni della sua vita, fece lo stesso identico discorso che ho fatto io (nonostante avesse fatto le continue visite di controllo) pure lei si indignava per il fatto che parlare del cancro fosse un tabù.Ma questo forse a lei non interessa. Per chiudere, se dovessi avere un cancro, le farò sapere. A me la morte non fa paura.

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