L’onda tunisina che illude l’occidente

Le proteste delle scorse settimane in Tunisia, Algeria, Egitto, e in altri paesi arabi del mediterraneo, hanno profondamente cambiato il panorama politico internazionale. Sopratutto in Egitto, paese dove nel 1952 presero il potere i militari, il futuro è incerto. Non si sa con precisione chi dovrà prendere il potere e quando. La caduta di Mubarak rischia di far sprofondare l’Egitto nel caos più completo. Rischiando di privilegiare gli integralisti islamici, e ridurre l’Egitto come la  Somalia, cioè con gli integralisti islamici che impongono alle donne di portare il velo, agli uomini di avere la barba lunga, e ai poveri cristiani copti di sottomettersi all’islàm se vogliono sopravvivere (messaggio quest’ultimo lanciato nel dicembre 2010, quando gli integralisti islamici decisero di inaugurare il passatempo del rogo alle chiese cristiane, proprio nel giorno della natività del Cristo) e agli induisti, ai giainisti e ai buddisti, riservare il pubblico ludibrio perché non condividono la religione del guerriero Maometto. Le proteste popolari che hanno invaso piazza Tahrir al Cairo, sono sicuramente sintomo di un malessere visibile (la crisi economica) ma sono anche il pretesto con cui gli integralisti islamici cercano di plagiare la gente, usando la disperazione dei più poveri per imporsi e stringere alleanze con organizzazioni integraliste affini, quali Al Qaeda di Osama Binladen, il quale senza mezzi termini ha più volte espresso il desiderio di sottomettere a sé tutto l’occidente cristiano e non solo. Molti osservatori europei e americani, nonché il presidente degli stati Uniti, Barack Obama, pensano (e si illudono) che questa “rivoluzione” possa portare una maggiore libertà agli egiziani. Ebbene, niente di più sbagliato. Nel tentativo (purtroppo riuscito) di defenestrare politicamente Mubarak, l’Egitto ha perso la sua guida, ha smarrito la strada e preparato il terreno agli integralisti islamici che non vedevano l’ora di creare caos nelle strade e far passare quel paese, da uno dei più visitati al mondo, in uno dei più instabili della regione. Nulla di nuovo insomma, al massimo l’unico cambio veramente rilevante potrebbe essere il disordine per le strade, al posto della sicurezza, Rischio questo che dovrebbe interessare l’Europa, da sempre abituata a negoziare con l’Egitto, e che ora per farsi bella, anziché preoccuparsi come dovrebbe appoggia la protesta illudendosi di vedere una democrazia di stile occidentale. Come se Obama, Sarkozy, e Berlusconi, si fossero dimenticati le precedenti occasioni fallite, in cui cercarono di esportare la democrazia (allora alla casa bianca c’era Bush) senza riuscirci. Nemmeno stavolta cambierà nulla,  ci sarà solo tanto sangue e tanto caos. Al massimo avremo un repubblica in stile islamico, che farà passare la voglia anche ai più ottusi dei politically correct, di dire: “è una vittoria per la libertà”. No, Questa non è una vittoria per la libertà, ma una vera e propria sconfitta.

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