Lettera al presidente della regione Trentino

Alla cortese attenzione del dottor Luis Durnwalder, governatore della regione autonoma a statuto speciale Trentino Alto Adige Sudtirol…

Signor presidente le scrivo da comune cittadino quale sono, e lo faccio perché dopo aver sentito ieri la notizia che lei si rifiuta di festeggiare i 150 anni dell’unità nazionale, sento il dovere morale di richiamarla all’esercizio delle sue funzioni. Il dividere i cittadini trentini in cani e porci per delle quisquillie storiche e ideologiche, che dopo più di mezzo secolo dovrebbero aver riappacificato la nostra amata nazione, che da secoli era tragicamente frantumata, e grazie al sacrificio di molti uomini valorosi, è stata riunita politicamente sotto la bandiera di Napoleone. La stessa bandiera che da duecentosedici anni gli italiani vedono nelle scuole di ogni ordine e grado. è vero che questo momento in cui siamo capitati, i 150 anni dell’unità, non rappresentano tutti gli italiani, come il presidente Napolitano vorrebbe, infatti l’unità se pur nata da buoni intenti, ha lasciato in chi ha perso, dei forti risentimenti contro i vincitori. Ciononostante, gli italiani hanno sempre cercato di superare questi drammi e in certi casi ce l’hanno fatta. Se lei, per un motivo di bassa politica, intende disertare i festeggiamenti dello stato italiano, non fa del bene né ai suoi concitadini che si sentono italiani, né agli altri italiani che vorebbero sentirsi a casa loro in ogni regione che visitano, e non stranieri a casa propria. In tempi recenti alcuni suoi corregionali hanno dubitato fortemente di voler appartenere alla nazione italiana, e per esprimere la loro angoscia Inesistenziale, hanno avuto la bella pensata di attentare allo stato italiano. Lei, che è il governatore di quella regione rappresenta sia gli italiani che i tedeschi, e non può permettersi di fare certe sparate. Non può essendo un rappresentante di regione, perché il suo mandato le impone di rappresentare sia i cittadini di lingua italiana sia quelli di lingua tedesca e ladina. Se al posto degli interessi colletivi della sua gente, lei fa prevalere interessi personali da basso impero, danneggiando gli alto- atesini che si sono sempre sentiti italiani, è meglio che rassegni le dimissioni. Perché fino a prova contraria lei rappresenta lo stato italiano, è stato eletto da cittadini italiani, ed è italiano. Perciò la smetta con tutte queste chiacchiere da basso impero, e accetti le festività di tutti gli italiani a testa alta. Infatti, la ragione che porta ogni cittadino di questo paese a ricordare le fatiche storiche di uomini come Giuseppe Garibaldi, Camillo Benso conte di Cavour, Massimo D’Azeglio,Silvio Pellico, Giuseppe Mazzini, Nino Bixio, Antonio Meucci, ed altri che hanno dato la vita per vedere la patria unita, è quella di sentirsi orgogliosi delle loro imprese. Loro anziché scegliere la vita agiata e aristocratica, spesero gocce di sudore per un avvenire migliore nei confronti degli italiani. Vollero per noi la pace e la prosperità, se così non fosse stato nemmeno la cultura italiana che per mezzo dei suoi più alti rappresentanti come Dante Alighieri, Francesco Petrarca, Giovanni Boccaccio,Pietro Metastasio, Alessandro Manzoni, Cesare Beccaria, Gabriele D’Annunzio, Filippo Tommaso Marinetti, Giuseppe Montale e altri, avrebbe valore e noi a quest’ora staremmo studiando sul niente. Il ricordo dei 150 anni dell’unità d’Italia, deve farci tenere gli occhi fissi sulla memoria risorgimentale e sulle ingiustizie commesse da eserciti stranieri che misero piede sulla patria, al fine di umiliare il popolo italiano. Che nonostante le variegate differenze regione per regione, ha conservati intatti i propri usi e costumi. In certi paesi europei invece, i problemi culturali sono peggiori, e molto più complicati di una banale polemica sul sentirsi italiani o meno. Nel regno di Svezia ad esempio, nonostante gli svedesi abbiano uno stato loro, essi non hanno la predominanza culturale che gli spetta di diritto. Infatti, se noi italiani ci facciamo tanti problemi per cose da nulla come lei sta facendo, loro, gli svedesi, non possono nemmeno avere l’orgoglio di dire: ” io sono svedese, perché parlo svedese” come possiamo fare noi italiani quando diciamo: “io sono italiano e parlo l’italiano”, perché la Svezia si adegua alla politically correct, e non può vantare di avere una lingua ufficiale. Le sembra giusto signor governatore? A me no. Perché in questo modo si abdica l’identità di un popolo e lo si fa sentire inutile allo sguardo di altri popoli. Nell’inno d’Italia, Il Canto degli italiani, di Gianni Mameli e Michele Novaro, tra le tante strofe interessanti, ce n’è una che riassume in maniera perfetta secondo me, la situazione grottesca che ha creato. Il verso dice: Noi fummo per secoli calpesti e derisi perché non siam popolo perché siam divisi. Se legge bene il canto, capirà quanto fu importante per il giovane Goffredo Mameli, riunire l’Italia sotto un unico vessillo ed un unica cultura. I nostri antenati lo compresero e fecero di quella canzone un inno alla libertà, per sé e per gli altri popoli che avevano subìto le invasioni. E attendevano di liberarsi dai gioghi degli imperi. E anche per questo Mameli volle agiungere in ossequio alla cattolicità dell’Italia, il seguente verso: Uniamoci amiamoci l’unione e l’amore rivelano ai popoli le vie del signore. Infatti signor governatore, è l’unione che fa la forza, e da questa unione dovremmo accantonare o tralasciare le inutili polemiche. Perché l’Italia tutta si riconosce attraverso il tessuto culturale e sociale di quegli eventi e non né può fare a meno. L’unità deve essere festeggiata da lei e dai suoi corregionali, tenendo a mente le parole che Mameli scrive di seguito: Giuriamo di far libero il suolo Natìo, uniti per Dio chi vincer ci può!? Su questo giuramento si è tentato di costruire la nazione, e su questo giuramento dovrebbe essere fondata l’identità di ogni italiano, anche se nasce da genitori di lingua tedesca. Le chiedo da cittadino italiano nato e cresciuto in Italia, di ripensare seriamente alle sue parole, e chiedere scusa a tutti gli italiani, in primis quelli alto atesini, che si sentono orgogliosamente italiani.

Distinti saluti

Giangabriele Perre

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Un pensiero su “Lettera al presidente della regione Trentino”

  1. Complimenti a Giangabriele Perre per questa lettera di lezione di “dirittura morale” impartita al poco onorevole presidente della regione Trentino. A questi auguro la saggezza di auto-emendarsi.
    Idealmente, con molta umiltà, a suo tempo, questa lettera l’avrei decisamente sottoscritta con vivo entusiasmo.
    Voglio solo aggiungere che il giovane Goffredo Mameli, per amore dell’agognata Italia unita, non più divisa in tanti staterelli, sacrificò la propria vita alla verde età di 22 anni.
    Di certo è immortale la Sua memoria.
    Egli vive perennemente nel cuore della stragrande maggioranza del Popolo Italiano.
    Infine, pur ritenendomi cittadino del mondo, confesso che quando mi capita di ascoltare l’Inno d’Italia, mi commuovo e si velano gli occhi, ricordando il sangue versato da tanti martiri nostri avi, nel bene e nel male del loro vissuto.
    Signor Perre, ad majora! 😀

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