La giustizia ingiusta

Quella che segue è una mia lettera scritta al quotidiano Genovese”Il secolo XIX”,sul caso di Antonella Multari, la giovane uccisa a Sanremo, in provincia di Imola nel 2007.

E adesso cosa dovremmo spiegare alle vittime di Luca Delfino? Come si farà a “convincerle” che questo essere abominevole, è stato ritenuto incapace di intendere e di volere, in spregio alle prove che lo incriminavano? Si dirà: “era già matto di sé” perciò era preferibile per i giudici ma sopratutto per gli avvocati, dire che era infermo di mente. Io personalmente non ci sto, non posso accettare da comune cittadino quale sono, che una persona del genere, che secondo gli investigatori di Genova che alcuni anni fa avevano stilato un rapporto sulla vicenda dissero chiaramente che “Luca Delfino poteva essere fermato”, e che alcuni anni fa da persona sana di mente davanti alle telecamere affermava rivolgendosi alla madre di Antonella Multari, sua ex fidanzata:  “quella donna era pazza”, possa essere rimessa in libertà. La colpa del delitto di Antonella, è principalmente della magistratura che non ha condannato questa persona come avrebbe dovuto, ma non solo. Il primo  anzi i primi colpevoli indiretti di questo delitto, sono quelli che hanno preteso l’indulto a tutti i costi, e che anche dopo che si sono verificati episodi spiacevoli, non hanno nemmeno chiesto scusa.A chi è favorevole all’indulto vorrei chiedere cosa farebbe se anche a lui toccasse la stessa sorte. Come si comporterebbe sapendo che un recidivo invece di stare tra le mura di un carcere a scontare la sua pena, per aver fatto del male ad un innocente, tornasse in libertà per uccidere? Non è la prima volta che cose così accadono e non sarà nemmeno l’ultima finché ci sarà una giustizia lenta ed intricata come quella italiana. Così lenta che per ottenere un divorzio (dal punto di vista civile) solo per il primo grado di giudizio, ci vogliono una decina di anni. Così intricata (sopratutto a livello amministrativo) che un comune cittadino fatica persino a chiedersi se la giustizia sia al suo servizio. O l’opposto. Evidentemente la seconda possibilità è la più vicina alle persone comuni. Luca Delfino è una persona socialmente pericolosa a cui non bisognerebbe dare l’infermità mentale. Mi stupisce che dei magistrati che si occupano di casi così delicati, arrivino al punto di dare l’infermità mentale a certe persone che non se la meritano. Se non cambierà qualcosa a livello di giustizia,l’Italia peggiorerà e  non ci sarà giustizia per nessuno. Speriamo sia l’ultimo caso del genere.

Giangabriele Perre
Palestrina (rm)

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