Yara:vittima della follia

Io me li ricordo bene i miei quindici anni. Mi ricordo la prima volta che sono andato a Roma a vedere il concerto di Elisa, mi ricordo quando l’Italia ha perso con la Corea ai mondiali, e mi ricordo che da allora ho cominciato a fare tanti progetti che non ho mai portato a conclusione. La morte di Yara Gambirasio, la quindicenne di Brembate, è se vogliamo dirlo con tutta franchezza, una morte inconcepibile. Ieri pomeriggio, ho finito di leggere il romanzo di Niccolò Ammaniti Come Dio comanda, e dopo centinaia di pagine, il racconto si è concluso con la morte di Fabiana Ponticelli, una delle protagoniste di questo racconto, e con un funerale, a cui idealmente, avevano partecipato quasi tutti i protagonisti del racconto. La morte di Yara ha due aspetti rispetto alla morte di Fabiana (che comunque è un personaggio inventato). Yara, non abitava in una metropoli, non aveva niente vicino a sé che potesse nuocerle perché la conoscevano tutti, Non aveva bisogno di guardarsi le spalle proprio perché non ce n’era motivo. Eppure è stata uccisa, proprio dove si sentiva più sicura, dove  non penseresti mai di venire aggredito perché ti conoscono tutti e ti vogliono bene. Almeno pensi. La morte di Yara, è inconcepibile non tanto per la modalità con cui potrebbe essere avvenuta, quanto per la morte stessa. Quindici anni. Cosa può scattare nella mente di una persona (se si escludono i suoi coetanei) da arrivare a sopprimere una ragazzina? Escludendo (o sperando di escludere) la violenza sessuale, forse Yara è stata uccisa da qualche matto. Forse è stata uccisa per noia da qualcuno che non sapendo cosa fare ha deciso di toglierle la vita, e strapparla ai suoi cari. Adesso tutta questa vicenda finirà in un tribunale e qualcuno accecato dalla disperazione griderà: “rimettiamo la pena di morte” convinto che passare per le armi sia la soluzione più semplice perché se non si ammazza non si è contenti. Se siamo stati per mesi in apprensione per Yara sperando che tornasse a casa sana e salva,dobbiamo essere abbastanza composti per non cedere a questa infida tentazione che è la pena capitale. Lo dobbiamo a Yara, perché è stata una vittima della follia omicida di qualche pazzo. E a Sarah che la morte l’hà trovata in casa. Nell’istante in cui venivano uccise sono state loro che hanno vinto, non l’assasino che ha voluto fermare le loro vite. Perché nell’istante in cui si ha a che fare con la morte, si capisce fino in fondo il vero valore della vita, e nulla viene meno. Neppure il giudizio che la vittima ha del carnefice. Io sono favorevole a cambiare le leggi in materia di violenza, ma non applicando la pena capitale, perché così si rischia di essere complici involontari del carnefice e farlo passare da colpevole a martire. Le decisioni che dovremo prendere in futuro in materia di giustizia, saranno vitali per la nazione. Per questo chiedo a chi leggerà questo post, di pensarci bene prima di appellarsi alla pena di morte. E provare a trovare un’altra via per rendere giustizia a Yara, a cui noi tutti abbiamo pensato e non dimentichremo più perché era una persona come noi. Una persona normale, uccisa da una bestia anormale.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...