L’assurda “festa” dell’8 marzo

Molti progressisti, oggi scenderanno in piazza per “festeggiare” l’8 marzo, data meglio conosciuta come “festa della donna”, chi festeggia questa ricorrenza avrà pensato negli anni che la festa della donna fu fatta per “liberare la donna dalla schiavitù maschile, o per ricordare la strage della fabbrica del triangolo del 1908. Ebbene, niente di tutto questo sembra essere mai avvenuto. I fatti: Nel 1907 a Stoccarda in Germania, si svolse del 18 al 24 agosto , si tenne il VII congresso della seconda internazionale comunista. Al congresso ci furono centinaia di delegati dei partiti socialisti tedeschi tra cui Rosa Luxemburg (che morirà nel 1919 per mano di alcuni militanti del neonato partito nazional socialista dei lavoratori tedeschi, fondato nello stesso anno da Anton Drexeler) la russa Clara Zetkin, e August Babel, i russi Vladimir Iliç Ulianov, (che dopo la rivoluzione bolscevica cambierà il suo nome in Vladimir Lenin) e Martov, e il francese Jean Jaurés . In quell’incontro si fissò l’atteggiamento da tenere nei confronti di un eventuale guerra, del colonialismo, e in fine della questione femminile. Lo stesso giorno il congresso socialista votò una risoluzione in cui si chiese ai partiti socialisti di “impegnarsi per “l’introduzione del suffragio universale delle donne”. Il 26 agosto dello stesso anno, si tenne la conferenza internazionale delle donne socialiste. Vi parteciparono 58 delegate provenienti da 13 stati, e in cui venne presa la decisione di creare un ufficio informazioni delle donne socialiste. Clara Zetkin venne eletta segretaria di quel movimento, e la sua rivista Die Gleicheith (l’uguaglianza) diventò l’organo dell’internazazionale delle donne socialiste. Da questi eventi, non si può che desumere il fatto che la “festa” della donna, sia servita solo per prendere voti e assicurarsi un posto di prestigio nella società. E non si può non sottolineare che chi festeggia questa stupida ricorrenza, appartenga a quell’esercito di moraliste che quattro settimane fa, si sono messe a miagolare le dimissioni di Berlusconi per dei motivi personali. Le prime vittime di questa “festa” sono proprio le donne, perché quando scendono in piazza per rivendicare i loro diritti come prima cosa, pretendono che le loro manifestazioni siano celebrate come un rito religioso. Le donne che scendono in piazza a “reclamare” i loro diritti, sono le prime che salendo su un pulpito costringono chi non la pensa come loro, a nascondersi, negando alle stesse coetanee il diritto alla libertà. Facendo pensare a chi è donna che l’essere donna significhi delegare e far gestire, la vita altrui anche per chi non la pensa come loro. Visto che il secolo “breve” è passato, ed è iniziato quello “lungo” perché non proviamo a guardare al futuro, magari ammettendo che l’8 marzo in fondo è una sciocchezza? E che essere donna in fondo, non significa andare alle manifestzioni e crearsi il proprio “media franchise”, ma pensare di essere un essere umano che davanti a tanti problemi ha trovato anche qualcuno con cui stare? Ma non credo che questo interessi alle signore del triangolo. Loro, bruciano troppo di invidia.

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