Se fosse accaduto a noi?

Quando nel 1945 l’enola Gay sganciò la bomba atomica su Hiroshima tutti pensarono che il mondo sarebbe finito. Nessuno disse che non poteva essere così, che se la vita di un essere umano fosse finita il 6 o il 9 agosto di quell’anno oggi non sapremo neppure che l’uomo è andato sulla luna. Oggi a distanza di sessantacinque anni il Giappone dell’imperatore Akihito si trova ad affronatre una doppia catastrofe che con le bombe non ha nulla a che vedere. Doppia perché oltre al terremoto si è ritrovata una marea d’acqua che se fosse stata di pari intesità a quella del 26 dicembre 2004 che colpì il sud’est asiatico, le conseguenze sarebbero state di sicuro molto peggiori. L’unica cosa positiva in questa tragedia è che i giapponesi hanno saputo regire egregiemente. In che modo? semplice: stando fermi. Perché sono abituati ai terremoti al punto che in confronto il terremoto dell’Aquila delle 3:32 era solo uno starnuto. Senza nulla togliere alla tragedia abruzzese, che è stata veramente grave, bisognerebbe che anche l’Italia incominciasse a puntare sulla prevenzione dai terremoti. Incominciando ad esempio ad investire sulla sicurezza  senza badare a spese, e senza  speculare inutilmente scegliendo gente scema che invece di pensare alla sicurezza delle persone ,si rotola fra le lenzuola tra le risate dicendo al telefono al proprio collega cose come: “magari ci fosse un terremoto al giorno”. Se nei prossimi anni non si approfitta di questa relativa calma per costruire edifici a norma, non impareremo mai a gestire le situazioni critiche, e continueremo a piangerci addosso e a rivolgerci a gente disonesta che truffa i funzionari dello stato. E continueremo a vedere scenari assurdi ed evitabili, come il crollo della scuola di San Giuliano di Puglia, o come il crollo della casa dello studente in Abruzzo.  Se si investisse di più sulla sicurezza e sulla prevenzione facendo di questo tema la ragione di vita di ogni italiano, se fossimo educati sin dall’asilo a come comportarci davanti ad un banale movimento della terra, faremmo meno chiasso. Invece no, noi della nostra sicurezza ce ne freghiamo altamente e lasciamo che sia il fato a decidere e poi ci piangiamo addosso. Senza renderci conto del perché la terra si muove, o dando per scontato che sia un fatto anomalo. Se imparassimo che la terra è viva e si muove, se ci rendessimo conto che il terremoto in fondo non significa solo apocalisse ma anche benessere qualche volta, ebbene saremmo meno fatalisti e impareremmo la lezione.  Invece no, in Italia ogni volta che il terreno si muove la colpa anzi il dolo, è sempre del primo ministro, se nelle nostre case in cucina o nella camera da letto si muove qualcosa, la colpa è solo del primo ministro, perché è potente e a ragione o a torto viene considerato alla stregua di un RE Mida, dove la sua missione diventa toccare qualsiasi cosa e trasformarla in oro. Se uno tsunami è stato capace di allagare il Giappone, figuratevi cosa potrebbe fare quyi da noi. Nel caso dei maremoti bisognerebbe essere collaborativi , venirsi incontro  e non dividersi inutilmente. Adesso è il tempo utile per rimettersi al lavoro e costruire edifici a prova di maremoto. Sfruttiamo questo momento finché siamo in tempo o non ce ne saranno altri.

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