Pena di morte: inganno giuridico.

Non ho mai pensato alla pena capitale, come un mezzo per dirimere le controversie giuridiche, o più precisamente le controversie omicidiarie. Quando nel 2000, lo stato della Virginia, uno dei territori che compongo gli USA, decise di mettere a morte l’italo americano Derek Rocco Bernabei, ebbi in sostanza un atteggiamento apertamente critico, in quanto allora (ma anche oggi a dir la verità) non vidi elementi che potessero dimostrare la colpevolezza di Bernabei. Accusato anni prima, di aver ucciso nel 1996, la fidanzata Sarah Wisnosky. I legali di Bernabei, chiesero al giudice di poter fare l’esame del DNA, per poter scagionare quel povero Cristo. Il giudice diede l’assenso, ma questo non bastò a fermare il boia che condannò quel presunto colpevole, all’iniezione letale. Adesso, con l’esecuzione di stanotte, che ha tolto la vita al presunto colpevole Troy Davis, ci si riporpone, nonostante al palazzo di vetro dell’ONU si sia votata una moratoria contro le esecuzioni capitali, il drammatico quesito: “è giusto che lo stato tolga la vita ad un’essere umano? “. Se dite sì, spiegatemi il perché. Se dite “no” fate bene a non sostenere questa giustizia approssimativa, che si chiama pena di morte, e il cui tentativo di ridurre crimini, è terribilmente fallito. Di zona in zona, di latitudine in latitudine, la pena capitale, ha solo dato la possibilità a chi l’hà sempre applicata, di pararsi il sedere, per non fare i conti con le proprie responsabilità. Se è vero che in alcuni casi, la pena di morte viene applicata a causa delle condizioni sociali e politiche (pensa alle guerre) per i disertori, e  serva per scoraggiare il nemico ad attaccare, è pur vero che ad oggi non esiste una statistica assoluta che ci dica di quanto sono scesi i crimini nei paesi che ancora applicano la pena capitale, Stati Uniti in testa. E non va meglio nemmeno per quanto riguarda il processo, un processo in un paese dov’è in vigore la pena capitale, assomiglia più alla santa inquisizione che a un processo civile. Se in uno stato dove è in vigore la pena capitale, le presunte vittime accusano una persona di aver commesso un omicidio, vengono automaticamente credute, senza che gli avvocati della difesa possano raccogliere prove per scaginare il presunto assassino. Anche quando le presunte vittime sono veramente vittime, non si fa abbastanza per scoprire la verità e ci si regge unicamente sulle loro parole, senza dubitare se questa persona sia colpevole o innocente. Si può accettare tutto questo? No ovviamente. Come non si può accettare l’uso criminale che diversi stati nel mondo come l’Iran, l’Arabia Saudita, o la Cina, né facciano un uso massiccio. E senza guardare in faccia a nessuno. La pena capitale, da quando è stata introdotta, è stata sempre ingiusta e debole come giustificazione. La morte di Troy Davis, ci costringe ad ammettere che tutti quegli sforzi fatti al palazzo di vetro a New York, per imporre una moratoria sulle esecuzioni capitali, non sono bastati e che gli stati uniti, la più grande democrazia del mondo, siano abbastanza indietro in tal senso. Adesso, l’unica cosa da fare dopo l’uccisione legalizzata di un presunto colpevole, è quella di riflettere. Di riflettere se sia stato veramente onesto, uccidere un presunto colpevole, se questo sistema che ha nome pena capitale, sia veramente infallibile, o è solo un calmante dato ai familiari delle vittime degli assassini, o presunti tali, perché non si trovano altre soluzioni al di fuori, di una sedia elettrica, di una camera a gas,o di un iniezione letale. Adesso, sarebbe ora di riformare la giustizia nel mondo, e smettere di pensare che sia giusto togliere la vita ad un essere umano. Anni fa, sul forum di Forza Nuova, proposi un’alternativa all’uso della pena capitale, tra cui l’istituzione di una giuria popolare, per responsabilizzare il popolo al senso della giustizia. Ngli USA, la vita di una persona, dipende proprio dalla giuria. E se qualcuno di questi giurati dovesse sbagliare? E se le famiglie volessero pretendere la riapertura del processo? Che facciamo?  Bisognerà cambiare qualcosa nella giustizia americana, ma anche in quella di altri paesi.  Bisogna insistere affinché la Cina abolisca la pena capitale, e non cercate le solite stupide scuse del tipo: “i cinesi sono troppi” perché non regge. Allora anche l’India che è il secondo paese più popoloso al mondo, dovrebbe diventare una dittatura e far passare per le armi anche i poveracci. No. La pena di morte dev’essere assolutamente abolita, proprio per far capire ai cittadini che un’altra strada è possibile. La prima  cosa da fare per chiedere la sua abolizione, è quella di commutare la pena da pena di morte, in pena carceraria, con l’intento di far riflettere chi ha commesso un delitto. La seconda cosa da fare, è quella di convincere chi è ancora certo dell’utilità della pena capitale, che essa è palesemente falsa. Che non è un deterrente  per convincere le persone a non delinquere. Per questo, chiedo a chi ancora sostiene la pena capitale, di fermarsi un attimo a riflettere. Se non lo fate per me o per Troy, fatelo almeno per il prossimo innocente che passerà nelle mani del boia. Anzi. Guardate attentamente la foto del povero Davis, e chiedetevi per un attimo, uno soltanto: “e se ci fossi io su quella sedia? Chi mi salverà?”. Non costa nulla.

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